Plastica nella Fossa delle Marianne

14 Maggio 2019 0 Di Luca Langiu

Plastica nella : la scoperta a diecimila metri di profondità

Una busta di plastica e alcuni involucri di caramelle. E’ quello che è stato trovato negli abissi della Challenger Deep, estremità meridionale della Fossa delle Marianne, nell’Oceano Pacifico. A fare la scoperta l’esploratore americano Victor Vescovo. Con il suo sottomarino Limiting Factor è rimasto quattro ore sul fondale per quella che è ritenuta la più profonda immersione con equipaggio mai realizzata. ”Il materiale sarà analizzato per accertarne la composizione”, ha spiegato Stephanie Fitzherber, portavoce della spedizione Five Deeps Expedition, che mira alla scoperta delle profondità marine del Pianeta. La prossima tappa sarà nel Molloy Deep, nell’Oceano Artico.

Il fondale delle Fosse delle Marianne

Il fondale della Fossa delle Marianne

La fossa delle Marianne è la più profonda depressione oceanica conosciuta al mondo. Il punto più profondo, l’abisso Challenger, si trova a circa 10 994 m (la stessa profondità rilevata nel 2011) sotto il livello del mare. È localizzata a nord-ovest nell’Oceano Pacifico a est delle isole Marianne, a 11° 21′ nord di latitudine e 142° 12′ est di longitudine, tra Giappone, Filippine e Nuova Guinea.

Una volta emerso Vescovo ha subito dichiarato alla BBC: “È quasi indescrivibile come tutti noi siamo eccitati nel realizzare ciò che abbiamo appena fatto”. Chiaramente Vescovo ha riportato in superficie anche la testimonianza di ciò che ha avuto modo di scorgere sul fondale più estremo dell’Oceano, specie di crostacei mai viste prima simili a gamberetti, una creatura definita “verme a cucchiaio” lunga circa sette metri e poi rocce dai colori vivaci, probabilmente, dice, creati dai batteri presenti sul fondo del mare.

E infine la triste conferma di quanto già ampiamente documentato dalle sonde che più volte sono state spedite a grandi profondità: plastica.

Gli scienziati ora vogliono comprendere, analizzando le specie animali riportate sulla terra ferma, se anche dentro i loro organismi, come già riscontrato in altre specie di pesci, si trovano residui di microplastiche.

Questo confermerebbe, per quanto già evidente, la portata e la gravità dei danni cagionati dal genere umano al pianeta terra.

Facebook
Facebook
Twitter
Visit Us
RSS