Allestire un acquario marino di barriera – Terza parte

Allestire un acquario marino di barriera – Terza parte

14 Giugno 2019 0 Di Luca Langiu

Durante il terzo mese di maturazione finalmente la vasca ha iniziato a prendere coscienza del fatto di essere viva! Ma andiamo con ordine.

Per smuovere una situazione di stallo che si protraeva da oltre due mesi ho iniziato timidamente ad inserire i primi animali. Dapprima con ogni forma di vita riuscissi a saccheggiare dalle mie vasche già mature, successivamente traslocando taluni lps, pesci e infine qualche sps non particolarmente esigente.

Le settimane trascorrevano senza i tipici fenomeni della maturazione (esplosione di diatomee, filamentose, cianobatteri etc.), ad eccezione della costante presenza di una leggerissima patina marroncina di alghe, che ogni sera rimuovevo delicatamente dalle pareti della vasca con l’ausilio di una gomma magica.

Il primo mese di maturazione della vasca.

Il primo mese di maturazione della vasca.

L’inserimento dei primi pesci

Le cose hanno iniziato a cambiare intorno alla metà del terzo mese di maturazione con l’inserimento dei primi pesci.

Dopo 75 giorni ho inserito gradualmente i pesci, arrivando a completare la popolazione intorno al 100° giorno di allestimento.

Dopo 75 giorni ho inserito gradualmente i primi pesci e coralli lps.

Ho inserito i primi animali intorno al 75° giorno dall’avvio, procedendo con inserimenti graduali, nell’intento di verificare l’andamento complessivo del sistema con un apporto di inquinanti organici via via crescente.

Assieme al mio fedele amico Paracanthurus hepatus, con me da oltre 5 anni, hanno trovato posto in vasca complessivamente:

Il mio fedele hepatus con me da oltre 5 anni.

Il mio fedele hepatus con me da oltre 5 anni.

Diatomee: una breve apparizione

Trascorsi alcuni giorni dai primi inserimenti, in vasca sono timidamente comparse le diatomee, insediandosi nello strato superficiale della sabbia, nelle rocce e nei vetri.

A dire il vero la loro proliferazione è stata minima! In un settimana scarsa la loro presenza, sporadica e poco invadente, si è ridotta enormemente fino alla totale regressione. Aspettando l’apice della loro proliferazione non ho avuto nemmeno il tempo di immortalarle con qualche scatto.

Un ottimo segnale da parte del sistema! Come saprete infatti le diatomee sono autotrofe, e il loro accrescimento in vasca è garantito dalla concomitante presenza di luce, silicati e altri composti come fosfati e nitrati.

Il turno dei cianobatteri

Dopo qualche giorno dalla scomparsa delle diatomee, hanno iniziato a svilupparsi in vasca i primi cianobatteri. Fortunatamente anche la loro comparsa è stata tuttavia molto contenuta, interessando principalmente le zone maggiormente in ombra della vasca.

In realtà non sono sicuro del fatto che la loro manifestazione sia unicamente una diretta conseguenza della maturazione; sono più propenso a ricercarla anche nella duplice combinazione di due fattori: l’incremento della temperatura dovuto al periodo estivo, e l’eccesso di inquinanti determinato da un’abbondante somministrazione di cibo ai pesci.

Nelle ore precedenti alla loro comparsa, infatti, la vasca ha subito un innalzamento termico di 3 – 4° C a seguito del repentino incremento delle temperature, passando da 23,5° C stabili a 26,5 ° C / 27,5° C.

Incremento che non avevo previsto e che non ho fronteggiato rapidamente con l’ausilio di ventole di dissipazione.

Contestualmente ho inserito in vasca l’ultimo esemplare di Zabrasoma Flavescens, il quale non è stato accolto con genuina ospitalità dai sui conspecifici già presenti. Nonostante la cautela utilizzata per introdurlo in vasca, cercando di sfruttare il favore delle tenebre, l’ultimo arrivato è stato oggetto di vessazioni da parte degli altri Zebrasoma e costretto a rintanarsi tra le rocce per 2 interi giorni.

Per sopperire a tali ostilità e assicurarmi che anche il nuovo ospite riuscisse ad alimentarsi correttamente vincendo la timidezza, ho deliberatamente esagerato nelle quantità di cibo somministrato.

La situazione è tornata alla normalità nel giro di 3 giorni, ma col senno del poi riconosco di aver affrontato questo inserimento con eccessivo ottimismo, in barba al mio zelante approccio all’acquariofilia. Le generose dimensioni della vasca mi avevano spinto a ritenere che non si sarebbero verificati episodi spiacevoli, ma a conti fatti ritengo di essere stato molto fortunato.

Il piccolo Zebrasoma è stato accettato dalla ciurmaglia, consentendomi di ripristinare la regolare somministrazione di cibo in vasca, evitando il protrarsi di pericolosi accumuli di mangime in decomposizione.

Anche l'ultimo arrivato è stato integrato nel gruppo

I tempi della tirannide malvagia sono finiti. Anche l’ultimo arrivato è stato perfettamente integrato nel gruppo.

In generale anche la proliferazione dei cianobatteri si è conclusa spontaneamente in una decina di giorni, forse aiutata anche da un cambio di carboni attivi e di resine, ormai in funzione da oltre 3 mesi e quasi certamente privi di ogni efficacia.

Un passo indietro!

Ricordate il mio assillo nel voler sperimentare una configurazione a doppio skimmer? Ebbene alla soglia del quarto mese ho deciso di tornare indietro sui miei passi e riesumare la più appropriata e ortodossa configurazione mono-skimmer.

A preoccuparmi era infatti lo squilibrio sul carico di lavoro dei due schiumatoi da me utilizzati, l’Ultra Akula 180 (del quale potete leggere qui la recensione) e LGMAquari LGS 900/II. Quest’ultimo infatti si è mostrato preminente nel trattamento dell’acqua, inibendo quasi totalmente il lavoro dell’Ultra Reef.

Se infatti il residuo fangoso all’interno del bicchiere dello skimmer LGS era costante, denso e visivamente molto scuro, lo stesso non poteva dirsi per l’Akula.

Nonostante i numerosi tentativi perpetrati al fine di individuare il giusto settaggio, l’Ultra Reef non è stato minimamente in grado di operare in questo contesto, producendo un residuo quantitativamente scarso, molto diluito e tendenzialmente incolore (con una leggera variazione cromatica tendente al giallo).

Benché l'immagine non sia chiarissima, è possibile apprezzare la differenza di residuo nei due bicchieri degli skimmer. A sinistra l'Akula 180, a destra LGS 900/II

Benché l’immagine non sia chiarissima, è possibile apprezzare la differenza di residuo nei due bicchieri degli skimmer. A sinistra l’Akula 180, a destra LGS 900/II

Sia chiaro che in queste mie considerazioni non intendo minimamente mettere a paragone i due schiumatoi, che ricordo essere due eccellenze benché profondamente differenti tra loro! Il primo mono-pompa con pescaggio autonomo, il secondo allestito con un sistema a doppia pompa (carico e schiumazione).

Intendo solamente rilevare che, nonostante i miei numerosi sforzi nel vano tentativo di far operare le due macchine parallelamente, dopo 3 mesi di utilizzo tale approccio di conduzione si è mostrato totalmente inefficace. Nonostante non mi esprima con giudizi perentori e definitivi su tale configurazione, posso affermare che il tentativo di far lavorare due skimmer diversi in parallelo non ha portato i risultati sperati, gettando non poche ombre sulla sua reale utilità.

Concludo questo mio aggiornamento con l’ultimo rilevamento dei principali parametri della vasca.

I principali parametri della vasca rilevati da Aquatronica in data odierna (15/06/2019).

A presto con un nuovo articolo sull’evoluzione del sistema.

Buon reefing!

 

Leggi la prima parte dell’articolo

Leggi la seconda parte dell’articolo

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