Le ondate di calore uccidono i coralli

Le ondate di calore uccidono i coralli

25 Agosto 2019 0 Di Luca Langiu

Nuovo studio sugli effetti del riscaldamento globale sul Great barrier reef: basta mezzo grado Celsius in più per influire sulla mortalità durante lo sbiancamento

I cambiamenti climatici uccidono i coralli. A stabilirlo, un team di ricercatori (University of New South Wales, University of Newcastle, University of Technology Sydney, James Cook University e il Noaa – National Oceanographic and Atmospheric Administration) il cui studio è stato pubblicato sulla rivista Current Biology.
I ricercatori hanno stabilito che le frequenti e intense ondate di calore rappresentano una minaccia, per le barriere coralline, peggiore di quanto si pensasse finora.

Per la prima volta, i ricercatori sono stati in grado di dimostrare che questi eventi climatici causano una repentina morte del corallo che avviene nel giro di poche settimane, mettendo a rischio anche l’esistenza di tutte quelle forme di vita marine per le quali la struttura dei coralli rappresenta una casa. Basta un aumento della temperatura di mezzo grado Celsius per influire sulla mortalità dei coralli, durante i fenomeni di sbiancamento.

Le alte temperature dell’acqua sarebbero infatti responsabili dello sbiancamento che danneggia le microscopiche alghe all’interno dei coralli fornendo loro energia e conferendo il colore del corallo. Ma i due eventi (la mortalità indotta dalle ondate di calore e sbiancamento) devono – dicono gli scienziati – essere distinti.

Le ondate di calore uccidono i coralli

Le ondate di calore uccidono i coralli

A preoccupare è che le ondate di calore marine e lo stress termico stanno diventando sempre più gravi e rapidi, impattando sull’ecosistema più di quanto questo riesca a sopportare. Dopo un’ondata di calore, lo scheletro del corallo viene “immediatamente colonizzato da alghe e batteri che crescono rapidamente – spiega Bill Leggat, coautore dello studio e professore associato all’Università di Newcastle – Le conseguenze sono devastanti non solo per il tessuto animale, ma anche per lo scheletro che viene rapidamente eroso e indebolito”.

 

Fonte: LaRepubblica.it

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