Cos’è lo sbiancamento dei coralli?

Cos’è lo sbiancamento dei coralli?

12 Aprile 2019 0 Di Luca Langiu

Una volta vivacemente colorate e brulicanti di vita, molte barriere coralline in tutto il pianeta sono ora sterili e desertiche a causa di una condizione definita sbiancamento dei .

Ammassi scoloriti si ergono come scheletri lungo le coste di tutto il mondo, dal Mar dei Caraibi all’Australia, dal Golfo Persico al Madagascar.

Ma lo sbiancamento dei coralli è molto più di un danno estetico, è un importantissimo indicatore ambientale: un presagio di animali affamati, un ecosistema oceanico in crisi e un cambiamento devastante nel clima globale.

L’aumento delle temperature dell’oceano sono la causa principale, ma prima di poter capire perché questi splendidi ecosistemi corallini sono ora a rischio, dobbiamo soffermarci a comprendere i loro cicli vitali.

Le barriere coralline sono composte da formazioni rocciose sottomarine biogeniche costituite e accresciute dalla sedimentazione degli scheletri calcarei dei coralli, animali polipoidi facenti parte della classe antozoa, phylum Cnidaria. Gli Antozoi consistono di piccoli polipi radunati tipicamente in colonie di molti individui simili. Il gruppo include gli organismi comunemente noti come coralli, costruttori delle barriere coralline tropicali, che, producendo carbonato di calcio sotto forma di calcite, formano il tipico scheletro calcareo. I polipi, piccoli animali incolori dal corpo simile a una sacca, sono dotati di un’apertura analoga a una bocca e una corona di tentacoli urticanti (cavità gastrovascolare con setti longitudinali radiali alternati a tentacoli). I polipi sono dunque trasparenti, ma assumono colorazioni meravigliose grazie a dalle minuscole creature che vivono al loro interno, microscopiche alghe chiamate zooxantelle.

Il corallo e le zooxantelle godono di una collaborazione reciprocamente vantaggiosa, nota come simbiosi. Il corallo fornisce alle alghe un riparo, l’accesso alla luce solare e altre risorse necessarie per la fotosintesi. Le alghe, a loro volta, condividono i nutrienti prodotti dalla fotosintesi con il corallo. Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) fino al 90% delle sostanze nutritive prodotte dalle alghe vengono cedute ai loro ospiti.

Il declino della Grande barriera corallina!

Il declino della Grande !

In presenza di stress ambientali, la complicata relazione collaborativa tra alghe zooxantelle e coralli subisce importanti sconvolgimenti. Fattori come i cambiamenti di temperatura, l’inquinamento e la pesca eccessiva, possono destabilizzare la relazione simbiotica e indurre il corallo ad espellere le alghe. Una volta che le alghe sono state interamente espulse, l’esoscheletro di carbonato di calcio bianco brillante del corallo è visibile attraverso il suo tessuto trasparente. Da qui il nome del fenomeno sbiancamento dei coralli appunto.

L’innalzamento delle temperature del mare causato dal riscaldamento globale è diventato il più grande pericolo per le barriere coralline, secondo il NOAA. Picchi di temperatura di solo 1-2 gradi Celsius possono innescare eventi di sbiancamento di massa che interessano centinaia di chilometri quadrati di barriera corallina. Questo tipo di stress termico ha colpito il 70% delle barriere coralline del mondo tra il 2014 e il 2017.

Le conseguenze nefaste dello sbiancamento dei coralli

Le conseguenze nefaste dello sbiancamento dei coralli

Lo sbiancamento avviene gradualmente; quando la temperatura dell’acqua sale sopra la zona di comfort del corallo, le alghe iniziano a uscire e il corallo diventa man mano più pallido, fino a sbiadire completamente in totale assenza di esse.

Privati delle alghe i coralli perdono la loro primaria fonte di energia, morendo letteralmente di stenti.

I coralli sbiancati sono ancora vivi, ma senza le alghe la loro vulnerabilità è massima. Hanno meno energia e sono più inclini alle malattie. Un’esposizione elevata ad alte temperature dell’acqua determinerà la morte del corallo sbiancato. Al contrario un ritorno alla normale temperatura ambientale in tempi brevi può innescare nel corallo il processo inverso, consentendogli di recuperare le alghe e conseguentemente il colore. Il problema è che secondo un recente studio pubblicato sulla rivista Science nel 2013, anche gli animali con il rateo di crescita più elevato necessitano di 10-15 anni per riprendersi completamente.

Pensavamo che lo sbiancamento avvenisse una volta al secolo“, ha detto Dave Vaughan, un biologo del Centro internazionale Elizabeth Moore per la ricerca e il restauro  della barriera corallina in Florida. “I coralli avrebbero 100 anni per recuperare“, ha detto. “Ma poi, ci fu uno sbiancamento negli anni ’70, due negli anni ’80 e ora 12 negli ultimi 14 anni“.

Secondo la NASA tra il 2016 e il 2017, durante i due anni più caldi mai registrati, la metà della Grande Barriera Corallina è deceduta a seguito dello sbiancamento scatenato appunto dall’innalzamento delle temperature del mare.

Le prospettive per i coralli sono cupe, ma non prive di speranza. Secondo una valutazione delle Nazioni Unite del 2017, le barriere coralline naturali non sopravvivranno al XXI secolo, se i cambiamenti climatici continueranno stabilmente.

Poiché le azioni volte alla riduzione delle emissioni globali di anidride carbonica non stanno sortendo gli effetti sperati ad un ritmo sufficientemente veloce da salvare le barriere coralline, alcuni scienziati stanno tuttavia tentando di preservarle attraverso processi alternativi.

I ricercatori esplorano le barriere coralline coinvolte dal fenomeno dello sbiancamento alla ricerca di coralli sopravvissuti, prelevandone dei campioni da studiare in laboratorio per comprendere meglio cosa li renda più resistenti, nella speranza di coltivarli e di piantarli sulle barriere naturali.

Altri ricercatori sono invece impegnati nella creazione di ceppi di coralli resistenti, incrociandone diverse specie, per sviluppare dei “supercoralli”, con maggiori capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. Alcune specie di coralli resilienti sono state allevate ​​in vivaio e successivamente reintrodotte nell’oceano con successo, ma solo a livello sperimentale. Ora, gli scienziati puntano al ripopolamento su una scala molto più ampia.

Gli scheletri bianchi dei coralli

Gli scheletri bianchi dei coralli

Vale la pena di salvare le barriere coralline?

Non importa quanto costino questi tentativi di salvataggio, i biologi marini sostengono che salvare le barriere coralline sia essenziale, sia per ragioni biologiche che economiche.

Le barriere coralline coprono solo l’1% del fondo oceanico, ma costituiscono la spina dorsale dell’ecosistema più diversificato dell’oceano. Quindi, anche se il termine “sbiancamento dei coralli” si riferisce a un fenomeno che interessa solo un gruppo di specie strettamente correlate, le loro morti devastano un intero habitat.

Le barriere coralline aiutano anche a proteggere i litorali, specialmente con l’inasprirsi degli effetti delle tempeste tropicali, prevenendo qualcosa come 4 miliardi di dollari in danni da alluvioni a livello globale ogni anno (secondo un recente studio sulla rivista Nature Communications).

Lo stesso studio ha evidenziato come la scomparsa di queste barriere coralline, attraverso lo sbiancamento e il collasso, costerebbe 100 milioni di dollari all’anno in ulteriori danni provocati dalle alluvioni. Paesi come l’Indonesia e le Filippine sarebbero colpiti ancora più duramente, con danni annuali superiori a 600 milioni di dollari.

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