Il carbone attivo in acquario

Il carbone attivo in acquario

21 Luglio 2019 0 Di Luca Langiu

Introduzione

Il è un materiale contenente principalmente carbonio amorfo e avente una struttura altamente porosa ed elevata area specifica (cioè elevata area superficiale per unità di volume).

Grazie all’elevata area specifica il carbone attivo è in grado di trattenere al suo interno molte molecole di altre sostanze, potendo accomodare queste molecole sulla sua estesa area superficiale interna; in altre parole, il carbone attivo è un materiale che presenta elevate capacità adsorbenti. Utilizzato nell’ambito della filtrazione, purificazione, deodorizzazione e decolorazione di fluidi, è uno dei più efficaci materiali filtranti che l’acquariofilo abbia a disposizione.

Carbone attivo in diverse granulometrie

Carbone attivo in diverse granulometrie

Di colore scuro e dall’aspetto granuloso e micro-poroso è in grado, quindi, di trattenere particelle e sostanze inquinanti come coloranti, medicinali e metalli pesanti. Non può invece eliminare i composti dell’Azoto (Nitriti e Nitrati).

Le proprietà chimico-fisiche del carbone attivo

Quando si analizzano le proprietà del carbone attivo non ci si limita a parlare di “assorbimento”, ma di “adsorbimento”. Esso infatti, oltre alle capacità di filtrare le particelle in sospensione nell’acqua, è in grado di adsorbire, cioè attirare, catturare e trattenere le sostanze disciolte nell’acqua.

L’adsorbimento (dal latino adsorbere, termine composto dalla preposizione ad, a, e dal verbo sorbere, assorbire lentamente, bere a centellini) è un fenomeno chimico-fisico che consiste nell’accumulo di una o più sostanze fluide (liquide o gassose) sulla superficie di un condensato (solido o liquido).

L'immagine al microscopio elettronico a scansione (SEM) del carbone attivo

L’immagine al microscopio elettronico a scansione (SEM) del carbone attivo

Nel fenomeno dell’adsorbimento le specie chimiche (molecole, atomi o ioni) instaurano tra loro interazioni chimico-fisiche (attraverso forze di Van der Waals o legami chimici intermolecolari) sulla superficie di separazione tra due diverse fasi. Come risultato dell’interazione tra le particelle ed il mezzo di adsorbimento (detto “adsorbente” o “substrato”), si può ottenere una separazione dei componenti di una miscela, in quanto uno o più componenti restano adsorbiti, mentre altri componenti non rimangono adsorbiti (o si adsorbono meno velocemente).

Utilizzarlo in acquario

Una volta collocato in acqua gli effetti del suo impiego saranno rapidissimi. La sua funzione filtrante infatti è triplice:

  • meccanica poiché le particelle in sospensione vengono bloccate dai pori del granulato;
  • chimico-fisica perché le sostanze disciolte vengono attratte elettrostaticamente e quindi “catturate”;
  • biologica se il materiale non viene sostituito nell’arco di pochi giorni, nei micropori si insediano colonie batteriche che lavoreranno come un filtro biologico;

Per essere utilizzato in acquario, il carbone attivo, va collocato all’interno di speciali sacchetti di rete di nylon a maglie sottilissime e risciacquato in acqua tiepida prima di essere collocato all’interno di un filtro. Durante la fase di risciacquo l’aria esce dai micropori emettendo un caratteristico sibilo. Solo dopo questa operazione il materiale sarà pronto per l’uso.
Tendenzialmente la capacità filtrante si esaurisce nel giro di pochi giorni e una volta utilizzato, non potendo essere rigenerato, andrà gettato via.
Solitamente si consiglia di non utilizzarlo massicciamente, ma saltuariamente e nelle dosi consigliate.

Personalmente lo utilizzo in modo continuato nelle mie vasche, sottodimensionando le dosi, e collocandolo all’interno di un filtro a letto fluido.

Il mio acquario

Il mio acquario. L’utilizzo del carbone attivo è costante all’interno di un filtro a letto fluido.

Esistono numerose scuole di pensiero differenti circa il suo impiego, e i suoi effetti sono sempre stati oggetto di accese diatribe tra gli acquariofili.

Il suo fortissimo potere adsorbente purtroppo non fa distinzione tra quelli che sono gli elementi utili e quelli nocivi per un acquario. Funziona molto bene per eliminare sostanze coloranti, fenoli ed alcuni composti organici, ma non per la maggior parte degli ioni. E’ impensabile tentare di eliminare i Nitrati dalla vasca utilizzando il carbone attivo. Al contrario, per esempio, rimuove elementi “utili” come lo Iodio.

In generale è opportuno utilizzarlo in un acquario di barriera avendo cura di sostituirlo nell’arco di pochi giorni (qualche settimana al massimo), poiché saturandosi molto velocemente, il potere adsorbente si esaurisce in breve tempo, e se lasciato in vasca si tramuterebbe in un filtro biologico.

La quantità consigliata di carbone attivo è di circa di 0,7 litri per 500 litri d’acqua. E’ consigliabile impiegarlo quando l’acqua comincia ad assumere una colorazione giallastra, dovuta ad un lento accumulo di fenoli che rappresentano il prodotto del “lavoro” dei batteri, oppure nel caso di improvvisi picchi di inquinanti dovuti a sostanze tossiche, come per esempio metalli pesanti.

Potrebbe risultare altresì importante l’utilizzo del carbone in presenza di segnali di avvelenamento dell’acqua, quando ad esempio si nota una respirazione accelerata dei pesci, oppure dopo aver utilizzato medicinali in vasca (operazione, questa, da effettuare solo ed esclusivamente in una vasca di quarantena).

Buon reefing!

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